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  il monologo

           

il cortometraggio

 
 

signor P. è un osso duro…e non soltanto perché resta, per quasi quaranta pagine, aggrappato ad un da farsi che è l’unico ad individuare, ma perché in infinite immagini allucinate ci indica solo tre ipotesi di scelta: fuga, reazione(armata), rassegnazione dimessa, al di là delle quali non è possibile immaginarsi. Nel presente, nell’immediato, sono proiettate mille scene in frasi brevi, prese dal passato, incollate al futuro. Il ritmo veloce, fratto, rapido, suggerisce visioni repentine e a scatti come i fotogrammi lenti e sconnessi dei primi capolavori del cinema muto. Ed è contro un mutismo di fondo che signor P. parla, dando voce e vita a oggetti e persone, uomini e donne, mettendone in luce natura e realtà che non sono mai le stesse, mai uniche, mai vere ma mai del tutto fasulle.  signor P. è un osso duro perché è difficile stargli dietro, nella farragine di azioni che descrive, nelle parole stracariche di significati e simboli, a volte urlate, a volte pronunciate in tono sommesso o solenne. Dinanzi alla propria realtà, dinanzi al davanzale della finestra dove è appostato(armato) per buona parte del soliloquio, P. è uno che si scopre vigliacco, che si sente bello, che possiede ricordi, che desidera recuperarsi, che vorrebbe tornare indietro quando è già tardi. Antagonista (ma forse più protagonista di tutto) è la paura che tesse la tela dei discorsi, dei pensieri, dei ripensamenti e, purtroppo, anche quella del mondo, paura inspiegabile, irriducibile, onnipresente, mai sconfitta. Un racconto in forma onirica, dove le parole riecheggiano anche quando hanno perso forza e non hanno più ragion d’essere. Uno scritto in cui i tempi si sovrappongono, invertendosi e confondendosi, come i punti di vista e i personaggi che si scambiano i ruoli. Poetico nel senso non patetico, ma musicale, orchestrato, come la vita che fluisce leggera o pesante, tra banalità e vizi, tra verità e passioni, tra superfici e profondità. Stile incisivo ed a tratti sfrontato, senza riserve, veloce, ridondante, ritmato. Immediato con scelte appropriate di locuzioni e parole, uso sapiente di sentenze e frasi proverbiali reimpiegate in modo mai banale, mai scontato. La tragedia dell’olocausto, la disperazione, il freddo, il buio, la paura, tutto è raccontato in modo fresco ed originale. Scrittura visionaria e scarna,densa di massime che non assurgono mai alla pretesa di universali, ma rappresentano solo sintesi di esperienze. La successione del tempo è stravolta: gli eventi s’incollano l’uno dopo l’altro senza giusto ordine: procede per sinestesie, anacoluti, contrapposizioni legate per asindeto tra tentativi (assurdi) di stabilire assoluti e rassegnazione (inevitabile) nella disillusione. Ma poi, chi è il Vicino Delatore? Un ruolo non è mai fisso, una parola non ha mai un solo significato: perché un uomo denunci un altro è solo questione di tempo.  E non si riesce a star dietro al tempo in signor P., individuo sospeso tra buia agitazione e desiderio di recuperare-reinventare se stesso e la storia del mondo.

 

 

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 Il Signor P. è la storia di un uomo di fronte alla Storia che bussa alla sua porta. E’ l’obbligo che la Storia gli impone. Essere carnefice o essere vittima, ridisegnare la sua identità e trasformarsi oggetto del processo imposto o ribellarsi, o ancora distogliere lo sguardo e pensare che non è affare che gli riguardi. Un uomo, che tra le mura della sua stanza, è in perpetuo assedio. “Dopotutto – dichiara il Signor P. – conviene chiudersi al mondo, ignorare le tensioni, figurare di non riconoscere il dolore. Non è necessario spendersi per capire cosa è giusto o dove si è nascosto Dio, la casa del Signore la notte chiude sempre i battenti.”

Massimo Pastore

 L’ultima guardia del corpo di Hitler, Rochus Misch, cattolico fervente e presente alla messa d’incoronazione di Benedetto XVI, alla domanda che un giornalista gli pone se fosse a quel tempo a conoscenza dell’esistenza dei campi di sterminio risponde: Ne conoscevo solo il termine, il resto era tabù.

Antonio Maiorino

 
               
       

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signor P.

Tratto dall’omonimo testo  di

Marco Natale

In occasione della GIORNATA DELLA MEMORIA

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in collaborazione con

Stella Film

presentano il cortometraggio Signor P., diretto da Daniele Proietti e Adriano Natale, tratto dall’omonimo testo di Marco Natale e interpretato da Domenico De Santi.  

   
               
 
 
                       

 signor P. Marco Natale 2005 Depositato presso la SIAE 27/12/2005  n. 0505732

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