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Tuttavia la
produzione personale di quegli anni appare essere lontana dagli studi
sulle relazioni tra arte, autoritarismi e Shoah ebraica. Nel 1999 tiene
la sua prima Mostra Personale:
Anamorfosi,
negli spazi espositivi della Stazione Zoologica Anton Dhorn di Napoli in
occasione del Consiglio Scientifico Internazionale. Presenta il ciclo
Grandi Coltivazioni Toscane, otto acrilici su tavola di grande formato e
sicuro impatto, riassunto pittorico del diario di viaggio nell’Italia
centrale. La prima, matura e meditata, produzione pittorica germoglia
ai margini del nuovo millennio con il ciclo memorie da Berlino,
complice il soggiorno nella capitale tedesca ed il decisivo
incontro/scontro con i resti del “muro”. memorie da Berlino è un
viaggio a ritroso, un tragitto rovesciato. Il ciclo ripercorre,
attraverso gli scenari che hanno simboleggiato la distruzione degli
Ebrei d’Europa (i reticolati dei campi di sterminio) e che al contempo
hanno rappresentato la reclusione forzata delle popolazioni vittime del
giogo sovietico (la cortina di ferro), il tragitto cronologico di una
metodologia della moderna violenza.
Auschwitz 1943, Berlino 1961, Palestina 1999. Birkenau come Berlino Est.
Su
queste assonanze, memorie da Berlino, rintraccia nei reticolati, nelle
palizzate, negli sbarramenti, il comune denominatore di una memoria del
Male odierno. In quegli stessi anni comincia la stesura del signor P.,
monologo in atto unico sulla Shoah ebraica, che vedrà gli uffici della
siae per la registrazione solo nel 2005 ed una sua prima lettura
pubblica già due anni dopo. La tragedia dell’olocausto, la
disperazione, il freddo, il buio, la paura, tutto è raccontato in modo
fresco ed originale. Scrittura visionaria e scarna, densa di massime che
non assurgono mai alla pretesa di universali, ma rappresentano solo
sintesi di esperienze. La successione del tempo è stravolta: gli eventi
s’incollano l’uno dopo l’altro senza giusto ordine: contrapposizioni
legate per asindeto, tra tentativi (assurdi) di stabilire assoluti, e
rassegnazione (inevitabile) alla disillusione. Non si riesce a star
dietro al tempo in signor P., individuo sospeso tra buia agitazione e
desiderio di recuperare-reinventare se stesso e la storia del mondo. Nel
2007 diventa anche un ottimo cortometraggio. Invitato dalla Galleria
d’Arte Contemporanea Bluorg di Bari, nel maggio del 2004, tiene una
mostra personale presentando l’intero ciclo memorie da Berlino,
che ripresenta pochi mesi dopo negli spazi espositivi della Stazione
Zoologica Anton Dhorn di Napoli, sempre in occasione del Consiglio
Scientifico Internazionale. Il 27 gennaio del 2005, in occasione della
Giornata nazionale della Memoria viene selezionato per partecipare
all’Esposizione Collettiva:
Direzione
Obbligatoria
tenutasi nell’Ipogeo dell’Annunziata di Napoli. Chiuso il ciclo
pittorico, la scia tracciata gli permette, però, di proseguire verso gli
stessi obiettivi espressivi, Marco Natale si accosta alla fotografia
analogica commisurandosi con potenzialità e limiti del mezzo. Il 2006
vede la nascita di
neanche,
ciclo fotografico di grande impatto visivo. Cinque polittici per un
totale di 34 fotografie/moduli di grande formato. Le immagini di
neanche sono “scenari paralleli” alla realtà odierna, riletture,
riscritture identitarie. Essere qualcuno, essere chiunque, essere se
stessi nelle vesti dell’altro. Adoperarsi al racconto, tendersi alla
storia, a quella vera, nascosta, quotidiana. Essere vittima, essere
persecutore, avere vent’anni, averne quaranta. “…neanche è tutto ciò
che vorrei essere, tutto ciò che vorrei incarnare, tutto l’odio che
vorrei distruggere, tutto l’odio che vorrei seminare. Adesso tendo
all’amore fraterno e alla verità di un Dio che abita e permane negli
individui. Adesso tendo all’odio e alla distruzione che comunque dimora
e perdura nell’intimo di ogni uomo. Oscillo in eterno sull’abisso.”
Nel Febbraio del 2007 si reca ad Auschwitz , in Polonia “…per
chiudere definitivamente con il passato e timbrare a fuoco il ciclo
fotografico al quale lavoro”. Nello stesso anno comincia la
collaborazione con la HomePhotoGallery PrimoPiano di Napoli fondata da
Antonio Maiorino e Massimo Pastore. Tiene una mostra personale (neanche)
negli ambienti della galleria riscuotendo ottimo successo presso la
critica e gli addetti ai lavori. Circa un mese dopo, negli stessi spazi
espositivi partecipa all’esposizione collettiva,
Thanatos,
venti artisti a confronto con la morte. Nel marzo del 2008 partecipa al
progetto dedicato alla scrittrice Anna Maria Ortese a dieci anni dalla
scomparsa: Ritorno alla Grande
Via,
con la HomePhotoGallery PrimoPiano, aderendo alla mostra
“di qui sono passata anch’io”.
In concomitanza con la preparazione di
Human Landscapes,
periferie dell’anima,
nel marzo del 2008 il progetto itinerante
“di qui sono passata anch’io”
dedicato alla Ortese, si sposta alla
Galleria immaginaria di Firenze. In giugno partecipa alla Fiera
Internazionale Les Rencontres d’Arles 2008, il più importante
festival di fotografia europeo, dove riscontra grandi consensi presso i
collezionisti in visita agli spazi espositivi. Nel novembre dello
stesso anno PrimoPiano HPG di ritorno da Arles presenta
Luoghi di Passione
in occasione della conclusione del secondo anno di attività espositive
nella galleria, riproponendo l’esposizione presentata negli spazi
francesi. Nel gennaio del 2009 ritorna a partecipare alle
Rencontres di Arles (2009) e porta a compimento un breve ciclo
fotografico su Cuba:
Post-mundo, Il mondo fuori da Cuba,
selezionato dal Turin Photo Festival 2009. Attualmente lavora al ciclo fotografico
unavolta
ed al progetto
Postcard
From Auschwitz. |