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Photo Umberto Arione
 

Marco Natale nasce a Napoli nel 1975, ancor prima di frequentare la Cattedra di Pittura dell’Accademia di Belle Arti si interessa all’arte sotto le dittature e agli artisti esiliati o sfuggiti alla dilagante cecità fascista nel cuore dell’Europa d’inizio secolo. Durante gli anni novanta concentra i suoi studi sull’ascesa hitleriana ed in particolare sulla politica culturale nazista, attingendo da fonti del calibro di Hildegard Brenner (Die Kunstpolitik des National-sozialismus). È di quegli anni il ciclo Ritratti, no, autoritratti, ispirati  alle correnti pittoriche d’inizio secolo(900), rivitalizzando però determinati clichè estetici “troppo diffusi” nell’epoca della Grande Guerra (Kirchner, Dix, Barlach. Nel 1998 partecipa all’Esposizione Collettiva: Temporaneamente, riscuotendo il favore della critica ed entrando così in contatto con il l’agitato tessuto artistico napoletano. Durante gli studi, per conto della Cattedra di Anatomia dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, conduce il DOSSIER FOTOGRAFICO ERCOLE FARNESE  per la Nuova Metropolitana di Napoli.  Sul finire degli anni novanta, intanto, gli studi sui totalitarismi proseguono ed approdano all’argomento che segna decisamente la propria produzione artistica: la Shoah e le rotte identitarie; studiandone prima le testimonianze, (Wieviorka, Friedlander, Levi) poi, nel corso del tempo, saggi e testi critici (Hilberg, Allen, Shirer).

     
   

Tuttavia la produzione personale di quegli anni appare essere lontana dagli studi sulle relazioni tra arte, autoritarismi e Shoah ebraica.  Nel 1999 tiene la sua prima Mostra Personale: Anamorfosi, negli spazi espositivi della Stazione Zoologica Anton Dhorn di Napoli in occasione del Consiglio Scientifico Internazionale. Presenta il ciclo Grandi Coltivazioni Toscane, otto acrilici su tavola di grande formato e sicuro impatto, riassunto pittorico del diario di viaggio nell’Italia centrale.  La prima, matura e meditata, produzione pittorica germoglia ai margini del nuovo millennio con il ciclo memorie da Berlino, complice il soggiorno nella capitale tedesca ed il decisivo incontro/scontro con i resti del “muro”.  memorie da Berlino è un viaggio a ritroso, un tragitto rovesciato. Il ciclo ripercorre, attraverso gli scenari che hanno simboleggiato la distruzione degli Ebrei d’Europa (i reticolati dei campi di sterminio) e che al contempo hanno rappresentato la reclusione forzata delle popolazioni vittime del giogo sovietico (la cortina di ferro), il tragitto cronologico di una metodologia della moderna violenza. Auschwitz 1943, Berlino 1961, Palestina 1999. Birkenau come Berlino Est. Su queste assonanze, memorie da Berlino, rintraccia nei reticolati, nelle palizzate, negli sbarramenti, il comune denominatore di una memoria del Male odierno. In quegli stessi anni comincia la stesura del signor P., monologo in atto unico sulla Shoah ebraica, che vedrà gli uffici della siae per la registrazione solo nel 2005 ed una sua prima lettura pubblica già due anni dopo.   La tragedia dell’olocausto, la disperazione, il freddo, il buio, la paura, tutto è raccontato in modo fresco ed originale. Scrittura visionaria e scarna, densa di massime che non assurgono mai alla pretesa di universali, ma rappresentano solo sintesi di esperienze. La successione del tempo è stravolta: gli eventi s’incollano l’uno dopo l’altro senza giusto ordine: contrapposizioni legate per asindeto, tra tentativi (assurdi) di stabilire assoluti, e rassegnazione (inevitabile) alla disillusione. Non si riesce a star dietro al tempo in signor P., individuo sospeso tra buia agitazione e desiderio di recuperare-reinventare se stesso e la storia del mondo. Nel 2007 diventa anche un ottimo cortometraggio.  Invitato dalla Galleria d’Arte Contemporanea Bluorg di Bari, nel maggio del 2004, tiene una mostra personale presentando l’intero ciclo memorie da Berlino, che ripresenta pochi mesi dopo negli spazi espositivi della Stazione Zoologica Anton Dhorn di Napoli, sempre in occasione del Consiglio Scientifico Internazionale. Il 27 gennaio del 2005, in occasione della Giornata nazionale della Memoria viene selezionato per partecipare all’Esposizione Collettiva: Direzione Obbligatoria tenutasi nell’Ipogeo dell’Annunziata di Napoli. Chiuso il ciclo pittorico, la scia tracciata gli permette, però, di proseguire verso gli stessi obiettivi espressivi, Marco Natale si accosta alla fotografia analogica commisurandosi con potenzialità e limiti del mezzo. Il 2006 vede la nascita di neanche, ciclo fotografico di grande impatto visivo. Cinque polittici per un totale di 34 fotografie/moduli di grande formato. Le immagini di neanche sono “scenari paralleli” alla realtà odierna, riletture, riscritture identitarie. Essere qualcuno, essere chiunque, essere se stessi nelle vesti dell’altro. Adoperarsi al racconto, tendersi alla storia, a quella vera, nascosta, quotidiana. Essere vittima, essere persecutore, avere vent’anni, averne quaranta. “…neanche è tutto ciò che vorrei essere, tutto ciò che vorrei incarnare, tutto l’odio che vorrei distruggere, tutto l’odio che vorrei seminare. Adesso tendo all’amore fraterno e alla verità di un Dio che abita e permane negli individui. Adesso tendo all’odio e alla distruzione che comunque dimora e perdura nell’intimo di ogni uomo. Oscillo in eterno sull’abisso.”   Nel Febbraio del 2007 si reca ad Auschwitz , in Polonia “…per chiudere definitivamente con il passato e timbrare a fuoco il ciclo fotografico al quale lavoro”. Nello stesso anno comincia la collaborazione con la HomePhotoGallery PrimoPiano di Napoli fondata da Antonio Maiorino e Massimo Pastore. Tiene una mostra personale (neanche) negli ambienti della galleria riscuotendo ottimo successo presso la critica e gli addetti ai lavori. Circa un mese dopo, negli stessi spazi espositivi partecipa all’esposizione collettiva, Thanatos, venti artisti a confronto con la morte. Nel marzo del 2008 partecipa al progetto dedicato alla scrittrice Anna Maria Ortese a dieci anni dalla scomparsa: Ritorno alla Grande Via, con la HomePhotoGallery PrimoPiano, aderendo alla mostra “di qui sono passata anch’io”. In concomitanza con la preparazione di Human Landscapes, periferie dell’anima, nel marzo del 2008 il progetto itinerante “di qui sono passata anch’io” dedicato alla Ortese,  si sposta alla Galleria immaginaria di Firenze. In giugno partecipa alla Fiera Internazionale Les Rencontres d’Arles  2008, il più importante festival di fotografia europeo, dove riscontra grandi consensi presso i collezionisti in visita  agli spazi espositivi.  Nel novembre dello stesso anno  PrimoPiano HPG  di ritorno da Arles presenta Luoghi di Passione  in occasione della conclusione del secondo anno di attività espositive nella galleria, riproponendo l’esposizione presentata negli spazi francesi. Nel gennaio del  2009 ritorna a partecipare alle Rencontres di Arles (2009) e porta a compimento un breve ciclo fotografico su Cuba: Post-mundo, Il mondo fuori da Cuba, selezionato dal Turin Photo Festival 2009. Attualmente lavora al ciclo fotografico unavolta ed al progetto Postcard From Auschwitz.

     
         
         
         
                 
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